Soggiorno e primi piani

letto su: la Repubblica sabato 18 aprile 2020 – pag. 33


di: Stefano Balassone

Dal 3 aprile c’è un anchorman di SkyTg24 a casa prop1ia con telecamera fissa a “mezzobusto”. Guarda al pc con gli avvisi di regia che vengono d’altrove, alle spalle la li­ bre1ia modello Ikea e la luce chiara che rende profonda la ripresa. Sul video i quadratini con i singoli ospiti. Il conduttore diventa scena di sé stesso e la tv prende la forma del “distanziamento sociale” pretesa dalle attuali circostanze, spez­zando contiguità antiche fra lo studio e la regia, con l’addetto al tocco di anti lucido e l’assistente di studio a ricordare i consigli per gli acquisti. Sul piano tecnico la “tv da casa a case” è resa possibile da qualche intervento sui collegamenti, il software e l’organizzazione.

Nessuna invenzione di cose nuove, ma solo la decisione di combinarle in modi differenti.

Immaginiamo che se il modello dovesse restare in piedi anche dopo la contingenza virus, saremmo alle prese con una innovazione forte che non potrebbe che accelerare la gestione automatica, e a di­ stanza, dei flussi di dati e un ripensamento dei compiti entro le redazioni più tradizionali. Più di oggi la postazione casalinga di chi conduce potrà dotarsi di comandi, e molti potrebbero essere, come botteghe unite da un unico franchising, i volti che si avvicendano a tenere i fili di una diretta permanente. La coreografia minima (non più di qualche gesto delle mani, il sorriso, il cruccio, l’ammicca­ mento) del padrone di casa dà una spinta ulteriore alla lv dei primi piani (o quasi) che nei decenni si è imposta nel broadcast “del tinello e della confidenza”. Che ci vuole bene ma intanto tiene gli occhi e fa trascurare l’esistenza stessa del telecomando.

Questa TV domesticizzata fin dalla fonte somiglia alle chat on line che tutto il Paese sta collaudando per compensare telematicamente il “distanziamento” fisico. Può accadere che il rimedio si riveli migliore dell’originale, come già è accaduto con la scomparsa dallo studio della scenografia vivente costituita dalla “gente. Tanto più che lo sfarzo non interviene a distrarre l’attenzione e ognuno impara a cogliere il senso dei cenni minimi nei volti che s’avvicendano sul video. Cattelan sostiene che per lui l’assenza del pubblico è un gran dolore cui si unisce la distanza obbligata rispetto all’ospite o la necessità di sparpagliare la pattuglia dei giudici compari. Però aggiunge, siccome non è sciocco, che a ben pensarci tutte quelle intimità di corpi esibite sullo schermo avevano stufato ed è giunta l’occasione per cambiare. Pensiero identico a quello che potrebbe girare nella testa di Fazio, D’Urso, Floris, Merlino, Cuccarini, Mara, Formi­ gli, Giletti, Gruber e compagnia per diventare più simili a editori di se stessi se appena qualcuno, dal lato tecnico, gli noleggiasse bell’e pronta la struttura. E può anche essere che nel mondo delle telecom. qualcuno ci faccia a suo volta un pensierino, pur di disintermediare il classico editore. Gli stessi ospiti più illustri, che fanno scena e procurano l’ascolto, potrebbero attrezzarsi in prop1io vendendo insieme se stessi e un ambiente che li rappresenti, come è stato insegnato a tutti dagli instagram degli influencer. Per non dire delle testate giornalistiche maggiori che sono più prossime al firmamento delle istituzioni e degli ospiti importanti, materia prima per chiunque informi.

Su questa strada, almeno in campo informativo, si andrebbe alla “tv industrialmente livellata”, che da noi aggirerebbe il dominante Duopolio e i marchi di contorno. Mal che vada si arriverebbe alla situazione del pallone, dove la Juve domina comunque, ma in modo diverso perché non impedisce agli altri di esistere in partita.

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