L’anarchia dell’anello
perché in Italia non sappiamo guidare nelle rotatorie (e come uscirne vivi)

“Il vigile è come un confessore… deve capire, deve perdonare!” — Otello Celletti (Alberto Sordi, “Il vigile”, 1960)
Se oggi il mitico vigile Otello Celletti si mettesse a presidiare una moderna rotatoria italiana, probabilmente consumerebbe il fischietto nel giro di dieci minuti.
Se c’è un luogo geometrico capace di tirare fuori il peggio dell’automobilista e del motociclista italiano, quell’area è proprio la rotatoria. Nata per semplificarci la vita, eliminare i tempi morti dei semafori e ridurre gli incidenti, si trasforma troppo spesso in una roulette russa di lamiere sfiorate, frenate improvvise, traiettorie tagliate e clacson infuriati.
Ma da dove nasce questa totale anarchia stradale? È solo indisciplina o c’è dell’altro? Dietro la nostra quotidiana “lotta di sopravvivenza” nell’anello si nasconde un incredibile mix di ritardo infrastrutturale, vuoti normativi e un pizzico di pigrizia.
1. Da Lecco al boom degli anni 2000: una transizione tardiva
Mentre nel Regno Unito le regole della rotatoria moderna venivano codificate nel lontano 1966, in Italia abbiamo dovuto aspettare il 1989 per vedere il primo esperimento ufficiale a Lecco (all’incrocio tra via Besonda e via Filanda), ideato dall’Ufficio Viabilità comunale di Beppe Bonfanti. All’epoca fu accolto con estremo scetticismo dalle istituzioni, ma i risultati furono strabilianti: in pochi anni i semafori in città vennero più che dimezzati.
Il vero boom di installazioni sul territorio nazionale è arrivato però solo a partire dal 2000. In pochissimi anni, migliaia di incroci semaforizzati o regolati da stop sono stati sostituiti da rotonde.
Un’evoluzione fisica rapidissima a cui, purtroppo, non è corrisposta un’adeguata preparazione teorica degli automobilisti. Siamo stati buttati nell’arena (o meglio, nell’anello) senza un libretto di istruzioni.
2. Il “Pasticcio” Normativo: il Codice della Strada non le vede!
Sembra incredibile, ma nel Codice della Strada italiano non esiste un articolo specifico dedicato alle rotatorie.
Per regolare la circolazione all’interno dell’anello, siamo costretti ad applicare per analogia norme nate per incroci tradizionali, come l’Articolo 143 (posizione dei veicoli sulla carreggiata) o l’Articolo 144 (circolazione per file parallele). Questa frammentazione ha creato per anni una giungla interpretativa, divisa tra due modelli opposti:
- La rotatoria “all’italiana”: dove chi era dentro doveva dare la precedenza a destra a chi entrava (una configurazione che creava ingorghi pazzeschi e oggi quasi del tutto scomparsa).
- La rotatoria “alla francese” (o europea): quella moderna, dove chi entra trova il cartello “Dare Precedenza” e deve far passare chi è già nell’anello.
A complicare le cose, il Ministero dei Trasporti ha provato a fare ordine solo nel 2017 con la Circolare n. 6935. Questa circolare spiega finalmente come usare le corsie e le frecce. Il problema? Chi ha preso la patente prima del 2017 non ha mai studiato queste regole all’autoscuola, continuando a guidare basandosi sull’intuito o sull’istinto di sopravvivenza.
3. La “fobia” della freccia: cosa dicono i dati
I dati raccolti sul campo dall’ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) sono impietosi:
Il 64% dei conducenti italiani non utilizza correttamente gli indicatori di direzione.
La situazione peggiora in autostrada (dove il 68% cambia corsia senza segnalarlo) ed è critica nei centri urbani. All’interno di una rotatoria, non mettere la freccia a destra per segnalare che si sta uscendo non è solo un atto di maleducazione: costringe chi è in attesa all’ingresso a fermarsi inutilmente, congestionando il traffico e aumentando sensibilmente il rischio di tamponamenti a catena.
Un impatto sociale enorme
Sotto il profilo ingegneristico, la rotatoria è un trionfo: riduce i punti di collisione da oltre 30 (negli incroci tradizionali) a appena 6-8, trasformando i violenti impatti fronto-laterali in leggeri urti di striscio a velocità ridotta.
Tuttavia, a causa della nostra guida indisciplinata, i sinistri nelle rotatorie italiane generano ancora un costo sociale annuo enorme, stimato in circa 881 milioni di euro (rappresentando il 6,4% dei decessi complessivi in corrispondenza delle intersezioni).
4. Come si affronta una rotatoria? Il ripasso veloce
Per evitare brutte sorprese (e verbali che nemmeno Otello Celletti vi risparmierebbe), ecco la sintesi estrema delle regole ufficiali del Ministero:
Se la rotonda ha una sola corsia:
- Rimani vicino al margine destro.
- Se esci alla prima a destra: attiva la freccia a destra prima di entrare.
- Se esci dopo: entra senza freccia, e attiva la freccia a destra appena superi l’uscita precedente a quella che devi prendere.
Se la rotonda ha due o più corsie:
- Devi svoltare a destra o andare dritto: immettiti tenendo la corsia di destra (esterna) e attiva la freccia a destra solo in prossimità dell’uscita desiderata.
- Devi svoltare a sinistra o fare inversione: immettiti tenendo la corsia di sinistra (interna) con la freccia a sinistra attiva. Prima di imboccare l’uscita, spostati con conveniente anticipo sulla corsia di destra (segnalando la manovra con la freccia a destra) e poi esci.
Mettiti alla prova: Tu come la guidi?
Pensi di essere un esperto di rotatorie o fai parte di quel 64% che va ancora “a braccio”?
Di cosa abbiamo bisogno per cambiare rotta?
Noi di Solaria Lab crediamo che la sicurezza stradale sia un pilastro fondamentale della convivenza civile e della tutela del bene comune. Per risolvere il problema, però, non bastano le ramanzine. Serve un’azione decisa su tre fronti:
- Aggiornare il Codice della Strada: inserendo finalmente un articolo chiaro, univoco e moderno sulle rotatorie, superando la dipendenza da circolari amministrative esterne.
- Standardizzare le infrastrutture: correggendo le geometrie delle rotonde più vecchie (progettate prima delle linee guida del 2006) e garantendo una segnaletica orizzontale impeccabile.
- Campagne di alfabetizzazione stradale: con percorsi informativi dedicati non solo a chi prende la patente oggi, ma soprattutto agli automobilisti storici che guidano da decenni e che non hanno mai avuto modo di aggiornarsi sulle regole del 2017.
La prossima volta che entrate in rotonda, ricordatevi della freccia: un piccolo gesto di civiltà che fa risparmiare tempo, stress e… milioni di euro alla collettività.

